Ansia e disturbi temporomandibolari: un approccio multidisciplinare

Per lungo tempo, in odontoiatria, le parafunzioni masticatorie sono state suddivise e semplificate in bruxismo (digrignamento), e serramento. Il primo è stato classificato come parafunzione tipicamente notturna, e il secondo come comportamento prevalentemente diurno.

Tuttavia, la frenesia delle moderne dinamiche di vita, lo stress, che fa sempre più parte delle nostre vite, nonché particolari condizioni psicopatologiche, hanno determinato un’evoluzione delle parafunzioni. E ha reso necessario un approccio multidisciplinare.

Il bruxismo diurno rappresenta una condizione sempre più rilevante nella pratica clinica in particolare nei pazienti affetti da disturbi temporomandibolari dolorosi (DTM).

La letteratura ha da tempo dimostrato l’associazione tra parafunzioni, dolori temporomandibolari e fattori psicologici.

Un recente studio pubblicato sul Journal of Oral Rehabilitation, ha preso in esame il ruolo dell’ansia nella genesi delle parafunzioni e dei disordini temporomandibolari associati a dolore. In particolare lo studio ha evidenziato che i pazienti con ansia clinicamente elevata hanno mostrato una frequenza di bruxismo diurno significatamente maggiore rispetto ai pazienti con ansia nella norma. E ancora che i soggetti affetti da ansia clinicamente elevata mostrano una ridotta frequenza di rilassamento dei muscoli masticatori. Inoltre i pazienti maggiormente stressati, con sintomi depressivi, e con sintomi quali ruminazione e senso impotenza, accusano una maggiore intensità del dolore.

Dall’analisi di questo studio appare chiaro come il bruxismo diurno e il serramento, non debbano essere interpretati soltanto come fenomeni meccanici di interesse odontoiatrico ma, e soprattutto, come target terapeutico psichiatrico e psicoanalitico.

L’utilizzo dei bite e di altri dispositivi orali o terapie odontoiatriche sono sicuramente lo strumento più efficace per contrastare i danni causati dalle parafunzioni masticatorie come l’usura dentale, dolori e danneggiamento dell’articolazione temporomandibilare, ipertrofia/ipotono dei muscoli masticatori, mal di testa muscolo tensivi, etc. Tuttavia, le conoscenze che abbiamo oggi ci impongono di ampliare la nostra prospettiva e di suggerire l’approccio multidisciplinare.

È fondamentale, una sinergia e un lavoro di squadra tra odontoiatra, paziente e psicoterapeuta o psichiatra per elaborare la migliore ed efficace strategia di intervento per la gestione di queste problematiche che spesso risultano debilitanti.

La prevenzione odontoiatrica: l’educazione a un benessere a tutto tondo

La parola prevenzione, nella nostra epoca, è ormai di uso comune, soprattutto quando si parla di salute. La scienza medica e la medicina sono, per fortuna, in grado di dare tante risposte e soluzioni a malattie che un tempo, non molto lontano, erano debilitanti, invalidanti e talora mortali.

Per quanto riguardava le malattie del cavo orale, molte malattie prevedevano una sola e drastica terapia: l’estrazione.

Oggi la maggior parte delle patologie del cavo orale sono curabili ma, soprattutto, prevenibili.

La salute orale è entrata di fatto, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel novero delle caratteristiche che determinano lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale di un individuo.

Per salute orale non si intende solo la mancanza di malattia dentale, ma anche quella condizione in cui lo stato di salute orale determina e influenza lo stato di salute di tutto l’organismo o lo stato psico-emotivo e la vita di relazione di un individuo.

Basti pensare, ad esempio, a come la malattia parodontale possa condizionare non solo la sopravvivenza di uno o più denti ma anche avere importanti correlazioni con le malattie cardiovascolari, il diabete, alterare le dinamiche di uno stato di gravidanza. O ancora le malocclusioni, oltre ad avere ripercussioni estetico funzionali, possono avere un impatto sulla postura e influenzare l’apparato muscolo scheletrico e gastro intestinale. Per non parlare dei tumori del cavo orale, tra i più aggressivi e letali e la cui incidenza è purtroppo in aumento.

La carie, malattia infettiva cronica degenerativa, sostenuta dai batteri presenti nel cavo orale, è la malattia più diffusa la mondo e colpisce circa l’80% della popolazione. Una carie non curata porta alla distruzione dei denti con la compromissione del tessuto nervoso. Quando superficiale, la carie si può curare eseguendo un’otturazione, se profonda e ha compromesso il nervo si deve procedere alla devitalizzazione; e se l’elemento è troppo distrutto, potrebbe essere necessaria l’estrazione, determinando edentulie (mancanza di denti) più o meno vaste.

I processi infettivi del cavo orale causati da accumuli di placca e tartaro e dall’attività metabolica dei batteri del cavo orale, provocano gengiviti, malattia parodontale e spesso perdita dei denti, con ripercussioni a 360° su tutto il benessere psicofisico dell’individuo.

Tutto questo ha, inevitabilmente, anche un impatto economico non indifferente, cure e riabilitazioni dentali, sono costi che il sistema sanitario nazionale copre soltanto in minima parte.

Per fortuna esiste una semplice soluzione per evitare un vero e proprio calvario: LA PREVENZIONE, che consiste in una corretta igiene orale domiciliare e in controlli periodici dal dentista, per escludere la presenza di patologie o, se presenti, intercettarle in uno stato precoce.

Si tratta di una vera e propria educazione odontoiatrica e in un rapporto rinnovato e innovativo con il proprio dentista di fiducia, dal quale ci si reca non quando è ormai troppo tardi ma con cadenza periodica e programmata.

Alitosi. Un problema multifattoriale da non sottovalutare

 

 

Uno dei principali motivi per cui i pazienti si rivolgono al proprio dentista di fiducia è l’imbarazzante problema dell’alitosi, spesso vissuta come una vera e propria “patologia” con ripercussioni a livello socio relazionale non indifferente. La sua risoluzione, in effetti, determina enormi benefici a chi ne è affetto.

L’alitosi ha diverse cause e non esiste condizione unica. In primo luogo, si può parlare di una alitosi “fisiologica”, tipicamente mattutina, causata dalla stagnazione di liquido salivare in cui si trovano intrappolati residui di cheratinociti desquamati dalla mucosa, che rivestono principalmente il dorso della lingua. La soluzione in questo caso è molto semplice, basta sciacquare bene la bocca, spazzolare i denti, la lingua, la zona sub linguale, il palato, i fornici (cioè gli spazi tra le arcate dentarie e le guance e le labbra). È comunque un tipo di alitosi che durante la giornata scompare.

Un altro tipo di alitosi è legata al tipo di alimentazione, una dieta ricca di cibi particolarmente “odorosi”, speziati, rilascerà le molecole odorose in tutto l’organismo che a lungo andare trasuderanno letteralmente con un caratteristico odore dell’alito ma anche della pelle.

Esiste poi un complesso molto ampio di alitosi “vere”. Circa, l’80% di queste ha una causa locale. Un processo fondamentale, in questo senso, è il rilascio, da parte dei batteri presenti nel cavo orale di composti volatili dello zolfo: acido solfidrico, metantiolo e solfuro dimetile sono i principali. Il dorso linguale e tutto il cavo orale sono, infatti, un potenziale serbatoio di batteri anaerobi, grossi produttori di queste sostanze.

Diverse condizioni infiammatorie possono essere correlate con la condizione: in primis la malattia parodontale, in cui i microrganismi si accumulano nelle tasche parodontali a livello delle radici dei denti, la gengivite in cui a causa di una scarsa igiene orale si accumula placca che provoca infiammazione e iperplasia delle gengive, ma anche pericoronite, alveolite secca, ascesso parodontale, ulcerazioni delle mucose. Anche la candidosi pseudomembranosa prevede un accelerato processo desquamativo. Tutte queste condizioni possono essere rilevate, diagnosticate e curate dal dentista.

 

La restante parte delle condizioni deriva da processi patologici di interesse non prettamente odontoiatrico: una parte, circa il 10% del totale deriva da aree anatomiche di competenza otorinolaringoiatrica come le tonsille.

Esiste poi una particolare condizione, che può essere definita pseudoalitosi o alitosi immaginaria. Pazienti che riferiscono con convinzione tale sintomo (oltre alle connotazioni psicologiche susseguenti) non ne riveleranno segni clinici all’esame obiettivo. Per quanto poco conosciuta e documentata, tale particolare condizione è stata recentemente classificata fra le “condizioni psicosomatiche che interessano la pratica odontoiatrica”.

Infine l’alitosi può essere un sintomo di diverse malattie sistemiche, cioè patologie che interessano l’intero organismo. Se l’alito cattivo persiste nonostante una buona igiene orale, è fondamentale consultare un medico per indagarne la causa.

Malattie del fegato

Sapore metallico e alito cattivo. L’alitosi associata a un sapore metallico può indicare che il fegato non sta funzionando correttamente.

Cause. Problemi al fegato possono compromettere la digestione e l’eliminazione delle tossine, portando a un’alitosi caratteristica.

Cirrosi epatica avanzata. In casi avanzati di cirrosi, l’alitosi può essere uno dei sintomi evidenti.

Insufficienza renale

Odore ammoniacale. L’insufficienza renale può causare un’alitosi con un odore che ricorda l’ammoniaca.

Uremia. Questa condizione, causata dall’accumulo di urea nel sangue per via del malfunzionamento dei reni, può produrre un odore sgradevole nell’alito.

Diabete

Alito “fruttato”. In presenza di diabete, l’alito può assumere un odore fruttato o simile a quello dell’acetone, specialmente in caso di chetoacidosi diabetica.

Chetoacidosi diabetica. Questa complicanza grave, dovuta alla carenza di insulina, porta all’aumento dei corpi chetonici nel sangue, che vengono espulsi anche tramite la respirazione.

Disturbi gastrointestinali

Reflusso acido e gastrite. Il reflusso gastroesofageo, la gastrite (spesso associata al batterio Helicobacter pylori) e l’eccessiva introduzione di cibi grassi possono provocare alitosi.

Problemi intestinali. Disturbi come la stitichezza, la colite o la sindrome dell’intestino irritabile possono alterare il processo digestivo, portando a un’alitosi con un odore fecale o putrido.

Patologie intestinali croniche. La malattia di Crohn o la celiachia possono rallentare la digestione, permettendo ai batteri intestinali di produrre composti solforati volatili.

Malattie respiratorie

Infezioni delle vie aeree. Patologie come sinusite, tonsilliti, bronchiti e altre infezioni delle vie respiratorie possono causare alito cattivo.

Sinusite. In particolare, la sinusite può essere una causa di alito cattivo persistente.

Altre cause sistemiche

Xerostomia (secchezza delle fauci). La ridotta produzione di saliva, spesso legata all’assunzione di farmaci o a specifiche condizioni sistemiche, favorisce la proliferazione batterica e la comparsa di alitosi.

Trimtilaminuria (sindrome da odore di pesce). È una rara malattia metabolica che causa un forte odore corporeo, incluso l’alito.

Ostruzione intestinale. L’ostruzione può portare a un odore fecale nell’alito.

 

 

Anche in questi casi l’approccio odontoiatrico potrebbe essere il primo passo per l’individuazione di una potenziale patologia occulta e favorire l’indirizzamento presso uno specialista per lo studio del caso.

Spazzolino elettrico o manuale? Scopri cosa cambia davvero e cosa ti conviene usare

Vuoi denti puliti e gengive sane? Allora è importante lavarsi i denti ogni giorno, ma anche scegliere lo spazzolino giusto può fare la differenza. Da anni usiamo lo spazzolino manuale, quello classico che si trova ovunque. Ora, però, sempre più persone, influenzati anche dalle pubblicità in tv e dai social media stanno passando a quello elettrico, che promette una pulizia migliore e più semplice. Ma è davvero così? Quali sono i principali vantaggi dello spazzolino elettrico rispetto a quello manuale, e come usarlo al meglio?

Perché è importante lavarsi bene i denti

Lavare i denti non serve solo a avere un bel sorriso: aiuta a evitare carie, gengive che si infiammano, placca e tartaro. Se trascuri l’igiene orale, rischi problemi non solo in bocca, ma anche in tutto il corpo. Insomma, meglio dedicare qualche minuto ogni mattina e sera a questa semplice ma fondamentale abitudine.

 

Spazzolino manuale: il classico che tutti conosciamo

Lo spazzolino manuale è economico, lo trovi ovunque e puoi portarlo facilmente in viaggio. Però, per pulire bene i denti, bisogna sapere come usarlo: se spazzoli troppo forte, puoi irritare le gengive; se lo usi male, rischi di lasciare la placca. Molte persone, anche se si lavano spesso i denti, non riescono a pulirli a fondo, soprattutto negli angoli più difficili, e spesso, non conoscendo le manovre corrette non fanno altro che spostare lo sporco da un punto all’altro della bocca.

  • Vantaggi: Costa poco, facile da trovare, comodo da portare in giro.
  • Svantaggi: Dipende da come lo usi, rischi di sbagliare tecnica, non sempre pulisce bene in ogni zona.

Spazzolino elettrico: come funziona e perché usarlo

Lo spazzolino elettrico ha una testina che si muove da sola: ruota, vibra o fa piccoli movimenti che aiutano a pulire i denti senza fare troppa fatica. Ce ne sono di vari tipi, ma tutti rendono più semplice ed efficace l’igiene orale.

  • Quelli rotanti girano in tondo e tolgono la placca meglio del manuale.
  • Quelli sonici vibrano velocissimi e arrivano anche tra i denti.
  • Quelli ultrasonici usano le onde per rompere la placca, anche senza toccare direttamente il dente.

 

 

 

I vantaggi dello spazzolino elettrico

Usare lo spazzolino elettrico ha molti benefici, e non serve conoscere bene le manovre di spazzolamento per avere denti sani e puliti

Pulisce meglio

Gli studi dicono che lo spazzolino elettrico elimina più placca e aiuta le gengive a restare sane. I movimenti sono sempre uguali.

È facile da usare

Basta guidare la testina sui denti, lui fa quasi tutto da solo. Molti modelli hanno anche un sensore che ti avvisa se premi troppo forte, così da proteggere le gengive.

Ideale per chi ha difficoltà

Spesso chi ha problemi alle mani, come l’artrite, Parkinson, o altre malattie neuromuscolari, o semplicemente problemi di vista, non riesce a pulire bene i denti. Con lo spazzolino elettrico il più delle volte si riesce ad ovviare a queste difficoltà.

Funzioni extra

I modelli più moderni hanno timer, sensori, modalità delicate, e persino app che ti aiutano a migliorare. Così segui i tempi e pulisci meglio.

Perfetto anche per i bambini

Grazie ai colori, ai suoni e ai timer divertenti, i piccoli si lavano i denti più volentieri.

Qualche limite da considerare

Lo spazzolino elettrico costa un po’ di più, va ricaricato o servono le batterie, e bisogna cambiare la testina ogni tanto. Se usato male (tipo premendo troppo forte), può comunque irritare denti e gengive.

Consigli pratici per usare lo spazzolino elettrico

  • Scegli un modello di buona qualità, magari chiedi consiglio al dentista.
  • Cambia la testina ogni 3 mesi o quando le setole si rovinano.
  • Non serve premere forte, lascia lavorare lo spazzolino!
  • Usa un dentifricio adatto alle tue esigenze.
  • Completa la pulizia con filo interdentale e collutorio.
  • Tieni lo spazzolino pulito e asciutto tra un lavaggio e l’altro.

Conclusioni

Lo spazzolino elettrico è uno strumento smart e valido per chi vuole denti puliti senza troppi sforzi. Costa un po’ di più, ma pulisce meglio, protegge le gengive e ti aiuta a seguire le giuste abitudini. Scegli quello che preferisci e ricorda: la cosa più importante è lavarsi i denti ogni giorno, con calma e attenzione. Così il tuo sorriso resterà sano e luminoso a lungo!

Igiene orale domiciliare

Lavare i denti, e soprattutto lavarli bene, non è affatto un’operazione semplice. Serve una precisa tecnica, una buona manualità e una serie di passaggi per garantirsi una corretta igiene orale e quindi una buona salute di tutto il cavo orale e dei denti in particolare.

Placca e tartaro sono i principali nemici della nostra bocca. La placca, quella patina biancastra che si deposita sui denti, sulle gengive, sulla lingua e sul palato, e su tutta la mucosa del cavo orale, è formata da residui alimentari, saliva, cellule epitaliali sfaldate, e da miliardi di batteri, ed è la principale responsabile di gengiviti, malattia parodontale, processi cariosi, tartaro e alitosi.


La placca si forma ogni giorno, già dalle prime ore dopo aver lavato i denti. Quando la placca non viene correttamente eliminata, si trasforma in breve tempo in tartaro. Il tartaro per la sua durezza e adesione ai denti, può essere rimosso soltanto con la detartrasi dentale o ablazione del tartaro che effettua il dentista o l’igienista dentale.

È necessario, quindi, combattere efficacemente la placca. Gli strumenti necessari sono:
Spazzolino. Manuale o elettrico. Lo spazzolino manuale va utilizzato spazzolando in maniera accurata tutti i denti, assicurandosi di raggiungere tutte le superfici. Lo spazzolamento deve essere effettuato in senso verticale e mai orizzontale, dalla gengiva, che va “spremuta” dalle setole, verso i denti. Bisogna spazzolare bene anche il palato e la lingua, dove si annidano gran parte dei batteri. Fondamentale il tempo di spazzolamento. Non meno di 3 minuti. Esistono spazzolini di varie forme durezza. Sarà il vostro dentista a suggerirvi quale fa al caso vostro.
Ottimi anche il gli spazzolini elettrici che con il loro movimento roto-oscillante disgregano efficacemente la placca e rendono più facile e smart la pulizia quotidiana dei denti. La testina dello spazzolino elettrico va poggiata con una lieve pressione su ogni superficie di ogni singolo dente per circa 3 secondi. Anche in questo caso sarà il vostro dentista o igienista dentale a spiegarvi la corretta tecnica di utilizzo.

Filo interdentale. Nessuno spazzolino potrà mai arrivare a detergere gli anfratti più nascosti tra i denti, soprattutto in quelli posteriori. Per ottimizzare la pulizia dei denti nella zona detta “interdentale” è necessario l’utilizzo del filo interdentale. In commercio ne esistono di varie tipologie. Purtroppo il suo utilizzo è meno diffuso del dovuto. Sia perché occorre maggior tempo da dedicare alle manovre di pulizia, sia perché spesso i pazienti riferiscono di non saperlo usare o perché si fanno male o si provocano sanguinamento. Anche in questo caso, durante le visite odontoiatriche o le sedute di detartrasi, sarà l’odontoiatra o l’igienista dentale a spiegarne in corretto utilizzo.

Scovolino. Quando gli spazi interdentali sono molto ampi e il filo interdentale non è sufficiente a raccogliere lo sporco, o se ci sono manufatti protesici come dei ponti, lo strumento ideale per detergere quelle aree è lo scovolino. Ne esistono di varie dimensioni dai più sottili ai più grossi e possono essere con setole in nylon o in gomma.

Idropulsore. Chiunque sia andato almeno una volta dal dentista, avrà notato e sperimento lo strano attrezzo che spara aria e acqua per eliminare i residui di cibo più grossolani, e detergere i denti da placca e saliva. Uno strumento simile è disponibile anche per l’igiene orale domiciliare. L’idropulsore consiste in un manipolo, con ugelli di varia forma e dimensione, che eroga acqua e aria a una pressione adeguata alla rimozione dello sporco e in particolare sotto gli elementi di ponte o di riabilitazioni complesse come le protesi su impianti. L’idropulsore ha un serbatoio che può essere riempito di sola acqua di rubinetto o a piacimento di acqua e collutorio. Il suo utilizzo da ottimi risultati, è di facile utilizzo e i pazienti sono sempre molto soddisfatti.

Dentifricio. Occorre innanzitutto fare una rivelazione. L’unico modo per eliminare la placca batterica è la rimozione meccanica. Non esiste alcuna sostanza chimica, ovviamente biocompatibile, in grado di disgregare efficacemente la placca senza agire meccanicamente. In teoria, quindi, si potrebbe benissimo lavare i denti senza dentifricio e usare solo spazzolino e filo interdentale.
Naturalmente anche i dentifrici hanno una loro utilità e vantaggio. Hanno tensioattivi in grado di catturare le molecole di sporco, sono schiumogeni, il che contribuisce a far scorrere meglio lo spazzolino, lasciano un buon odore e sapore che migliorano la sensazione di pulito. Rilasciano fluoro che depositandosi sui denti rafforzano lo smalto. Esistono poi dentifrici specifici raccomandati in caso di particolari patologie o stati. Per esempio dentifrici specifici per problemi parodontali o per la sensibilità dentinale.

Collutori. Per questi vale lo stesso principio dei dentifrici. Nella maggior parte dei casi servono a dare freschezza e senso di pulito. Sono in genere arricchiti con fluoro. In casi particolari e dietro prescrizione del vostro dentista si utilizzano collutori con particolari sostanze a seconda della patologia o stati riscontrati dal dentista, come, per esempio, i collutori con clorexidina che vengono usati per gravi problemi parodontali o dopo interventi di chirurgia orale. Per i normali collutori del commercio si consigliano quelli privi di alcol, in quanto l’alcol contenuto in questi prodotti non ha alcun potere disinfettante.

Dietro l’igiene orale domiciliare c’è un universo di tecniche, strumenti, materiali, prodotti. La sinergia tra medico e paziente è fondamentale per districarsi tra i numerosi prodotti in commercio e per distinguere tra le reali potenzialità dei vari presidi e i “miracoli” promessi dalla pubblicità. Infine sono necessari anche il monitoraggio e i controlli periodici dal proprio dentista per assicurarsi una salute orale stabile nel tempo.

Bambini e ansia da dentista

A quale genitore non è mai capitato di dover portare il proprio figlio dal dentista per un dente che dondola, per una brutta e dolora carie, per un trauma in seguito a una caduta o per un parere per quei denti storti?

E chi non deve fare i conti con pianti, paura, ansia che spesso fanno desistere dal procedere a cure, invece, fondamentali?

Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Pediatric Dentistry ha analizzato il problema e scoperto un dato molto interessante che lega lo stato di ansia alla frequenza e alla durata delle visite e degli interventi.

I risultati della ricerca dimostrano che visite brevi, di circa 20 minuti, e frequenti, a non più di 2 settimane l’una dall’altra, riducono in modo significativo l’ansia nei soggetti pediatrici.

Questa strategia, accompagnata a una buona gestione del dolore e a una corretta comunicazione tra medico e bambino, nonché a un ambiente confortevole e confidenziale, permette di trattare con successo e senza “traumi” i soggetti pediatrici, favorendo anche la gestione domiciliare da parte dei genitori.

Cosa sono gli allineatori trasparenti?

L’ortodonzia Invisibile è un sistema innovativo ma ben collaudato per risolvere i più comuni problemi di malocclusione dentale. È adatta a giovani con dentizione permanente e, soprattutto, ad adulti con importanti necessità estetico funzionali.

Si tratta di un dispositivo in resina termoplastica, realizzato su misura tramite delle impronte delle arcate dentarie, e consiste in una serie di mascherine trasparenti, sottili, di semplice applicazione, che gradualmente raddrizzano i denti, secondo il progetto estetico funzionale elaborato dall’odontoiatra mediante l’ausilio specifici software.

La terapia ortodontica con aligner, offre grande comfort e estetica, in quanto evita l’applicazione di brackets metallici e fili ortodontici, ma prevede l’applicazione di attachment in composito dello stesso colore dei denti.

La terapia con allineatori trasparenti ha durata variabile dai 6 ai 30 mesi a seconda del caso clinico. Tuttavia è importante sapere che non tutti i casi di malocclusione, soprattutto i più complessi, sono idonei ad essere trattati con gli allineatori trasparenti in modo predicibile e che non tutti i pazienti sono soggetti idonei a indossare gli aligner. In alcuni casi, infatti, l’ortodonzia tradizionale rimane ancora il gold standard in termini di predicibilità, efficacia e compliance del paziente.

Fondamentale è la visita ortodontica specialistica per studiare il tipo di malocclusione e stabilire la migliore terapia ortodontica.

Riabilitazioni protesiche in caso di edentulia totale. Una guida alla scelta della soluzione ideale

Attualmente il panorama delle riabilitazioni dentali totali offre diversi prodotti, tutti validi esteticamente e funzionalmente ma con importanti differenze che è necessario tenere in considerazione al momento della valutazione clinica.

Non sempre il paziente ha le idee chiare sulle possibili soluzioni e, soprattutto, su qual è la soluzione più adatta alle sue esigenze.

Casi di edentulia totale o gravi e irrimediabili compromissioni della dentatura, richiedono soluzioni drastiche e una piena riabilitazione con una protesi totale, per tornare a sorridere, mangiare e parlare correttamente, ripristinare il corretto assetto muscolo scheletrico.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza, fermo restando che soltanto con una visita accurata e con delle indagini radiografiche di I° e II° livello, è possibile fare una corretta diagnosi e valutare il percorso clinico più adeguato.

Le soluzioni riabilitative totali sono di 4 tipi:

La protesi totale (volgarmente detta dentiera)
Overdenture su impianti, rimovibile dal paziente
Protesi implanto sostenuta, non rimovibile dal paziente (Toronto Bridge)
Protesi fissa su impianti (circolare)

La classica protesi totale, la dentiera per intenderci, è ancora oggi un prodotto valido e in alcuni casi particolari rimane la prima scelta. Tuttavia è un prodotto tecnologicamente superato e che non sempre si addice alle esigenze anche dei pazienti più anziani. Ha il vantaggio di essere un prodotto economico e di veloce realizzazione, ma con lo svantaggio, oggi non più accettabile, di avere ridotti tassi di stabilità e ingombri importanti soprattutto a livello del palato, necessari per ottenere la dovuta ritenzione. Inoltre il manufatto va periodicamente riadattato (ribasato) per sopperire al riassorbimento osseo e delle mucose.

L’overdenture su impianti è una soluzione oggi molto utilizzata con grande successo. Le evidenze scientifiche dimostrano che il salto di qualità e comfort per il paziente è notevole, con un miglioramento sia delle funzioni masticatorie sia della vita di relazione. L’overdenture su impianti prevede l’inserimento di un numero variabile di impianti a seconda del caso clinico e di un sistema di ritenzione fisso su cui si aggancia la protesi totale. La protesi, in questo caso, sarà rimovibile da parte del paziente, ma il sistema di ritenzione fa si che il paziente non abbia problemi di ritenzione o mobilità della protesi, la quale, altresì, avrà anche ingombri ridotti. Tale soluzione permette una facile rimozione e semplice pulizia sia della protesi sia della componentistica fissa presente in bocca.

La protesi implanto sostenuta, non rimovibile dal paziente prevede, anche in questo caso, l’inserimento di un numero variabile di impianti, a seconda del caso clinico e di una protesi avvitata a questi impianti. In genere è meglio conosciuta come protesi Toronto Bridge con tecnica All on four o All on six. In tal caso la protesi è fissa. Sarà l’odontoiatra, durante i controlli periodici prestabiliti a smontare la protesi per la necessaria manutenzione. Questa soluzione offre un ottimo comfort al paziente, ingombri ridotti, assoluta stabilità, estetica eccellente. È bene ricordare che questa tipologia di protesi richiede un impegno significativo da parte del paziente nelle manovre di igiene orale quotidiana, manovre comunque facili da imparare e da eseguire. L’odontoiatra e l’igienista seguono il paziente costantemente finché tali manovre non vengono eseguite alla perfezione.

La protesi fissa su impianti o il cosiddetto circolare può essere considerato il top della riabilitazione protesica. Prevede, anche in questo caso, l’inserimento di un numero variabile di impianti, anche 8-10 impianti per ogni arcata e di una protesi fissa con elementi dentari in zirconio o ceramica feldspatica. Ha il vantaggio di avere un’estetica di elevatissima qualità, non presenta flange gengivali o estensioni del palato. Di contro è una soluzione proponibile solo su specifici casi clinici, è una soluzione economicamente molto impegnativa e l’igiene orale domiciliare deve essere assolutamente scrupolosa.

Non si può parlare di scelta migliore o peggiore bensì di scelta più idonea. La scelta non può e non deve essere solo di natura economica, ma deve tener conto di vari aspetti anamnestici, funzionali, anagrafici e sociali. Sarà il vostro odontoiatra di fiducia a guidarvi verso la soluzione a voi più consona.

Denti da latte… questi sconosciuti. Il punto della loro importanza

“Tanto sono denti da latte e devono cadere”. Questa è la frase sicuramente più sentita dagli odontoiatri quando, durante la visita a un soggetto pediatrico, il medico informa i genitori che il loro piccolo ha delle carie e che bisogna curarle.

Purtroppo è credenza ampiamente diffusa che i denti da latte, o meglio denti decidui, abbiano vita breve e che pertanto necessitano di poche cure e che quando si cariano o subiscono un trauma, l’intervento da parte del dentista non sia necessario.

Il dente da latte prima o poi cade, perché investire tempo e denaro per salvarlo? Perché sottoporre il bambino a un percorso stressante e apparentemente inutile?

La risposta, guardando due semplici immagini, dovrebbe nascere spontanea.

Le lesioni cariose provocano dolore. Spesso i bambini non riescono a individuare esattamente l’origine del dolore e lo vivono come un malessere diffuso
Le carie contengono miliardi di batteri che possono diffondersi agli altri denti e propagarsi a livello sistemico colpendo in primis le vie aeree superiori
I denti da latte vengono sostituiti dai denti permanenti con un processo che si chiama permuta e che dura molti anni, fino all’adolescenza.

I denti da latte rappresentano una “palestra” se il bambino impara a curare i denti da latte sarà bravo anche a prendersi cura dei denti definitivi; viceversa perderà anche quelli definitivi
I denti da latte aprono la strada ai denti definitivi. Se un dentino da latte viene perso precocemente è probabile che quello definitivo non avrà abbastanza spazio per erompere e rimarrà incluso.

Come evitare che i denti da latte si possano cariare?

Bisogna adottare una dieta povera di zuccheri (caramelle, dolci, bevande zuccherate, etc). Far lavare i denti dopo l’assunzione di cibi e bevande contenenti zuccheri.
Lavare spesso e bene i denti con spazzolino e dentifrici contenenti le corrette percentuali di fluoro in base all’età del bambino
Far ispezionare il cavo orale durante le visite dal pediatra
Dai 5-6 anni portare il bambino dal dentista per delle visite periodiche. I primi approcci serviranno anche per abituare il bambino alla figura del dentista e instaurare fiducia e confidenza tra il piccolo paziente e il medico.

La prima visita odontoiatrica – la strategia vincente contro le malattie del cavo orale

La prima visita odontoiatrica è un momento fondamentale nel percorso diagnostico delle patologie del cavo orale. Troppo spesso però la sua importanza è sottovalutata, con enormi conseguenze sia per la salute della bocca e dei denti, sia per il portafoglio!

La figura del dentista è molto diversa da quella di altri specialisti in medicina. In genere si va dall’ortopedico per risolvere qualche problema alle articolazioni, dall’oculista se si inizia a non vederci più benissimo, dal dermatologo se ci si accorge che un neo sta cambiando forma, e via dicendo.

Allo stesso modo è classica abitudine andare dal dentista quando quel dente comincia a dare fastidio o peggio dondola. Errore !!!

Le patologie cariose e parodontali, che tra le altre cose sono le patologie più diffuse al mondo e che coinvolgono un’altissima percentuale della popolazione, hanno un’insorgenza lenta, graduale e peggiorativa. Cosa significa? Che la carie, una volta che colpisce i denti, non può fare altro che peggiorare e portare alla totale distruzione dei dente e alla conseguente estrazione; che i problemi gengivali e parodontali, se non immediatamente curati, possono diventare cronici e irreversibili.

Come evitare tutto questo? Semplice. Prendere la buona abitudine di iniziare un percorso di prevenzione e di follow-up dal dentista.

Come? Facile. Si effettua una prima visita e, in seconda battuta, si effettuano dei richiami periodici per dei controlli.

In cosa consiste la prima visita? L’odontoiatra che vi fa accomodare sulla poltrona (riunito) effettuerà un’accurata anamnesi, ossia un’intervista circa il vostro stato di salute passato e presente. Successivamente visiterà la vostra bocca; servendosi di specchietto e specillo guarderà e sonderà i denti alla ricerca di possibili carie; valuterà lo stato di igiene e la presenza di tartaro e placca che rappresentano l’habitat ideale per miliardi di batteri. Palperà le strutture molli della bocca come lingua, guance, ghiandole, per individuare possibili anomalie. Se il dentista lo riterrà opportuno vi verrà prescritta una radiografia panoramica per individuare possibili lesioni ai denti e alle strutture parodontali. Durante la visita verrà compilato un odontogramma, una sorta di cartella clinica della vostra bocca, in cui verranno rilevati gli interventi da effettuare.

I piccoli interventi, quali la pulizia dei denti (detartrasi), la cura delle piccole carie, sono interventi brevi, economici, poco invasivi e indolori. Sempre che vengano individuati in tempo utile!! Come? Attraverso la prima visita e i controlli periodici.

La maggior parte delle patologie del cavo orale sono inizialmente asintomatiche, cioè non portano nessun disturbo e non si vedono. Quando iniziano a farsi sentire spesso è già troppo tardi e l’intervento del dentista sarà oltre che inevitabile anche più impegnativo…..

L’odontoiatra è invece in grado, tramite la prima visita, i controlli, le radiografie, di individuare precocemente i piccoli problemi prima che diventino grossi problemi.

In sostanza la parola magica è PREVENZIONE. Una vecchia campagna pubblicitaria della Mentadent diceva: prevenire è meglio che curare. Io aggiungerei che fa anche risparmiare.